La maratona, che dell’antica Grecia incarna l’essenzialità dello sforzo eroico, è uno degli appuntamenti imperdibili di New York. Solo la pandemia è riuscita a fermare questa grande manifestazione che riparte nel 2021 – per la sua cinquantesima edizione – nonostante l’assenza dei corridori europei, bloccati ancora per un giorno dal travel ban americano: una beffa che sa di pianificazione a tavolino.

In un vecchio articolo sul blog enunciavo numeri, dati tecnici e punti del percorso dove gustare al meglio la gara, sempre dal punto di vista del tifoso. Questa volta ho voluto provare ad assorbire e trasmettere le emozioni di chi questi quarantadue chilometri li ha percorsi davvero e per farlo ho raccolto le testimonianze di amici e volontari che ringrazio di cuore per i contributi e gli spunti di riflessione interessantissimi. Ognuno a modo suo, ma accomunati da un entusiasmo contagioso, i racconti sulla maratona hanno un unico effetto: fanno venire voglia di mettersi le scarpe ai piedi e iniziare a macinare chilometri con il sogno di tagliare un giorno il famigerato traguardo di Central Park dove, come racconta Andrea “quando le gambe danno segnali di stanchezza, è la folla che ti da la spinta finale per concludere l’impresa”.

Quello che rende speciale e unica la maratona di New York è il suo contesto, la città con i suoi distretti, ponti e panorami, e un pubblico il cui entusiasmo, a detta di tutti i corridori, non ha pari nel resto del mondo! Un altro grande punto di forza è la sua inclusivita’: a correre non sono solo i professionisti ma anche chi come Liana ha corso la sua prima maratona quasi per scherzo insieme al marito. Ci sono poi Beatrice, Martina e Giorgio, che all’attivo hanno tante competizioni in tutto il mondo, corridori esperti e preparati. C’è chi corre per scommessa, per battere il proprio record personale, per un ideale: “Si può correre in modo competitivo, ma anche semplicemente per un’esperienza di vita e in ogni caso i ricordi saranno meravigliosi” racconta Beatrice che ha corso quattordici maratone di cui la prima proprio a New York, quando questa era anche la sua città di adozione.

Martina F.

Ma chi sono quindi questi maratoneti? Tra le pagine del blog di Martina F. si legge una fotografia bellissima del momento che precede la partenza che è anche una fotografia di New York e della moltitudine più disparata delle persone che la abitano e la vivono ogni giorno. Durante la lunga attesa a Staten Island, prima del via, c’è tempo per guardarsi intorno e familiarizzare con gli altri corridori. “Oltre 50.000 mila persone diversissime tra loro che aspettano campeggiando su un prato con gli outfit più incredibili. Ci sono i professionisti: con tute da pittore e seggiole portatili. Ci sono gli esibizionisti: con look eccentrici e colorati. Ci sono i ludici: che si portano i mazzi di carte per farsi una scala prima della partenza. Ci sono i goderecci: che hanno tutto l’occorrente per un picnic luculliano. Ci sono poi gli atleti: già nudi due ore prima della partenza. Poi c’è anche chi se la dorme bellamente sotto un telone termico e la signora in vestaglia di pile…”

Anche dai racconti di Giorgio si capisce che la maratona inizia già prima della corsa, nei giorni che precedono l’evento tra allenamenti a Central Park, Marathon Expo, iniziative degli sponsor, mostre dedicate ed eventi speciali. La tentazione di farsi fagocitare dalla città è forte ma “l’importante è mantenere il focus ed evitare di farsi rapire completamente col rischio ritrovarsi a fine giornata ad aver camminato in lungo e in largo, e aver così potenzialmente compresso la gara”.

La partenza è uno dei momenti più emozionanti e lì per tanti sono scese lacrime di gioia come racconta Liana: “Siamo partiti con l’ultima onda sulla parte superiore del Ponte di Verrazzano, uno spettacolo enorme e lì ho pianto per la prima volta. Le prime due miglia sono quasi tutte sul ponte, continuavo a girarmi indietro per vedere se c’era gente dopo di me, non volevo essere ultima…”.

Pronti, via, quindi: si parte! Sostenuti dai compagni di avventura o già immersi nel proprio isolamento mentale, si muovono i primi passi, inizia l’esperienza che tutti porteranno per sempre nel cuore. Il percorso è uno dei più scenografici al mondo, attraversa i cinque distretti di New York: Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. Si alternano salite, discese, ponti, panorami mozzafiato sullo skyline di Manhattan fino agli ultimi chilometri a Central Park, infuocato d’autunno in questo periodo dell’anno.

La maratona di New York è speciale anche per la diversità che si trova lungo il percorso, racconta Beatrice. “È un modo per capire l’animo della città e i suoi mille volti. È un corso molto impegnativo, quanto incredibilmente bello e unico. La parte più difficile forse è il ventitreesimo miglio, perché arriva in modo taciturno in un momento del percorso in cui sia testa che gambe iniziano a fare fatica. È un falso piano di un miglio che corre su Fifth Avenue lungo Central Park e sembra interminabile. Non è una grande pendenza, ma la durata e la mancanza di una discesa al suo termine lo rendono tosto da passare”.

Beatrice

Martina D.M. domenica correrà la sua quinta maratona e sa già che per lei “sarà, come di consueto, il giorno più bello dell’anno! Il tifo sfrenato, il tiepido sole di Novembre, il tripudio di foglie gialle a Central Park… non riesco veramente a scegliere la mia parte preferita di questi 42km. Comunque vada questa gara però, una cosa è sicura: sarà un onore e un privilegio unico parteciparvi”.

Martina D.M.

Mi ha colpito il racconto di Giorgio, per cui uno dei tratti più emozionati è il Queensboro Bridge, punto di ingresso a Manhattan dal Queens. “Si trova al 26esimo chilometro, ben oltre la mezza maratona, quando la strada già percorsa inizia a farsi sentire. Rampe comprese, il ponte è lungo due miglia, per metà in salita e per metà in discesa, a pendenze variabili. Non c’è pubblico, perché sui ponti non è ammesso, e la copertura fa rimbombare i passi dei corridori che in quel silenzio surreale battono sull’asfalto. Il ponte termina con una svolta improvvisa a sinistra che ti proietta sulla 1st Avenue. Lì si assiepano centinaia di tifosi che sono il primo impatto con la folla inimmaginabile che poi ci sarà per tutta Manhattan. In un istante si passa dal silenzio surreale del Queensboro Bridge, rotto soltanto dal battere delle scarpe sull’asfalto duro del ponte, a un bagno di folla in delirio che non ha mai fine.”

Giorgio

Caratteristiche del percorso a parte, quello che sembra fare davvero la differenza nella maratona di New York è il calore del suo pubblico: “incomparabile con ciò che si trova in altre gare” (Beatrice). È un pubblico che rispecchia la varietà e l’inclusivita’ di New York, sono circa 3 milioni di persone assiepate lungo i 42 kilometri, sono bambini che tendono le mani per dare il cinque ai corridori, sono le famiglie di Brooklyn e del Queens e i supporter scatenati di Manhattan e del Bronx. Sono i diversi quartieri della città che si affacciano lungo il percorso portando la loro storia e il loro tifo che ha origini diverse ma un comune obiettivo. E allora la maratona non è più solo una corsa ma un’esperienza di vita che ha tanto da insegnare! “La gente è stata pazzesca lungo tutto il percorso, al di sopra di quello che mi aspettavo”racconta Martina F. che aggiunge “La sensazione più forte che mi porto a casa è il senso di appartenenza a qualcosa di grande, in una giornata in cui ho sentito le differenze annullarsi, e le parole inclusione e diversità prendere un senso semplice e limpido. C’erano tutti per strada con un coinvolgimento e un’accoglienza che non ho mai percepito con così tanta potenza. Questa gente ha aspettato i partecipanti all’arrivo fino a sera, finché l’ultimo non è arrivato! Erano lì a fare festa uniti da qualcosa di grande che va ben oltre la corsa, si chiama partecipazione, si chiama umanità… non so, so che vorrei che non fosse solo una maratona ma vorrei viverci in un mondo così, un mondo in cui essere tutti così fieramente diversi e unici, in cui non ci sono sguardi di imbarazzo, in cui ci guardiamo con complicità e simpatia indipendentemente da come siamo vestiti, dalla performance che faremo, dal sogno che abbiamo, un mondo in cui si aspetta l’ultimo tifando per lui con la stessa foga con cui si è accolto l’atleta che ha vinto la gara, uniti da qualcosa di grande a cui non riesco davvero a trovare un nome”.

 Mentre leggo queste storie e taglio e incollo parole altrui in un pezzo che spero si lasci leggere scorrevole, ho la conferma che la maratona di New York sia una di quelle poche esperienze che meritano di essere vissute almeno una volta nella vita, un sogno che merita di essere realizzato: come atleta, come pubblico, come volontario. E il mio pensiero quest’anno va inevitabilmente a chi ha visto sfumare la propria partecipazione in questi anni di pandemia. A Roberta per cui la corsa è stata l’unica salvezza durante il Covid. Insieme alle amiche di sempre ha vissuto l’illusione della realizzazione di un sogno quando a giugno ha ricevuto quel pettorale che portava con se’ il significato simbolico del ritorno alla normalità per poi dover fare i conti con l’impossibilità della partenza. Dopo pianti e desolazione resta la certezza (e la consolazione!) “che questo appuntamento tanto atteso sia solo rimandato!”. Anche per Martina F. “la delusione è tantissima. Questa era la mia maratona, la 50esima edizione per i miei 50 anni nella città che amo di più al mondo. Un’occasione di celebrare una nuova stagione della vita, ma anche la mia salute e il mio benessere. Le mie amiche ed io abbiamo deciso di non rinunciare del tutto a questo progetto: verremo comunque a New York, non correremo la maratona, ma cammineremo per 42 km nella grande mela con il naso all’insù. L’itinerario è pronto, le gambe anche, la maratona rimandata al 2022!”

Infine c’è chi come Roberto, che a fine novembre di maratone ne avrà corse ben diciassette, due delle quali con il bellissimo gruppo dei Maratonabili, ma che deve ancora realizzare il suo sogno di correre a New York. “Sogno di correre la maratona di New York perché è una città che amo, dove spero di tornare presto e dove alle 5:00 del mattino sono già ad allenarmi tra Harlem e Centrale Park. Ma sognare non costa niente e allora, con il sorriso, sogno di correrla anche io prima o poi, di partire da Staten Island, attraversare tutti i boroughs e poi, finalmente, tagliare il traguardo proprio a Central Park”. E questo traguardo vorremmo davvero riuscire a tagliarlo tutti prima o poi, fisicamente o simbolicamente, compiere quell’ultimo passo che rompe la tensione, che scarica la fatica, che mette fine al dolore e che porta con se’ tutta la soddisfazione del percorso, delle salite, delle frenate, degli imprevisti, superare quella linea di confine dove valgono tutte le lacrime e ogni abbraccio è appartenenza a un momento per sempre.

Grazie a tutte le persone che mi hanno raccontato le loro storie e che le hanno volute condividere in questo spazio. Ho provato a immedesimarmi, mi sono commossa, ho sentito la stanchezza nelle gambe e la soddisfazione dell’impresa completata! Spero che queste sensazioni siano arrivate anche a tutti i lettori e vi do appuntamento all’anno prossimo, sempre qui, a New York, da un lato o dall’altro delle transenne, a correre o a fare il tifo ma comunque a vivere questa grande giornata di sport ma soprattutto di resilienza, emozione e passione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi sono

Catapultata tra i grattacieli da quel ramo del lago di Como. Amo New York, la sua dinamicità e la sua energia e in queste pagine vi porto a scoprirla!

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